Narrazioni tossiche sul #referendum17aprile

Cerchiamo di esser brevi, sintetici e veloci proprio come si ama fare ora:

La prima rilevazione sulla campagna referendaria ora in atto è che il fronte del NO/astensione è la maggior fonte di notizie svianti sul tema. La seconda, è che il fronte del NO/astensione è la maggior fonte di notizie deliranti sul tema. Ebbene sì, l’area renziana è riuscita a batter il blog di Grillo.

Premessa: Il quesito referendario chiede se si vuole o meno abolire la frase “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale” dall’art. 6 comma 17 del codice dell’Ambiente. In pratica, fatto salvo il divieto di qualsiasi attività di trivellazione ed estrazione in mare fino a 12 miglia dalla costa (secondo quanto previsto dal codice stesso), attualmente si concede in deroga alle installazioni già esistenti di continuare ad operare fino all’esaurimento del giacimento. Ma originariamente non era così: la frase in questione inserita nel comma 17 ha assunto questo formato con l’approvazione dell’ultima legge di stabilità. Una modifica “necessaria”, dato che il governo si era piegato a rendere operativi (sempre tramite la legge di stabilità) i divieti previsti dallo stesso codice dell’ambiente (già attivati tramite il dlgs 128/2010, poi smontato in tempo di crisi), divieti che avrebbero avuto come conseguenza l’impossibilità di rinnovare le concessioni poste appunto entro le 12 miglia. Il Sì al referendum, abrogando tale deroga, ripristinerebbe il testo originario e le concessioni tornerebbero a scadenza non rinnovabile.

Fine premessa

Su questo scenario si è inserita la propaganda del No/astensione (ricordiamo che è un referendum abrogativo, che necessita del quorum del 50%+1 per esser valido, perciò devo continuarlo a chiamare “No/astensione”, anche se Bersani sto passaggio non ce l’ha tanto chiaro), che mentre si avvicina la data del voto, si fa sempre più martellante e al tempo stesso goffa e isterica.

C’è una serie di temi fissi che fanno parte dell’arsenale propagandistico del No/astensione:
– è un voto politico (?)
i fascisti votano Sì! astieniti per l’antifascismo!
– è un voto inutile
– è uno spreco di soldi (?)
– i grillini votano Sì! astieniti se non credi alle scie chimiche!
– salviamo i lavoratori!

A questi si accostano i più subdoli ed elaborati concetti del cosiddetto “astensionismo consapevole”
– il referendum non è sulle trivelle (?)
– il referendum non blocca le trivelle (??)
il referendum non è ambientalista (???)
(sottotitolo: io sono ambientalista e voterei sì, ma il referendum non lo è quindi mi astengo)
– bisogna smettere di demonizzare i petrolieri
– bisogna smettere di demonizzare chi dà lavoro
è il governo che ha vietato nuove trivellazioni
– la chiusura delle piattaforme toglie risorse alla modernizzazione delle stesse (sul Sole 24 Ore lo hanno scritto sul serio)
– è solo una lotta senza quartiere contro il governo (embè?)
– le petroliere inquinano di più
– si sta falsando la comunicazione politica sul tema

ecc. ecc. (purtroppo)

 

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un lucidissimo intervento contro il referendum

 

Uff, proviamoci:
Andiamo a dividere queste critiche in due gruppi: quelle non inerenti al referendum e quelle inerenti.

Le prime si fondano sui temi forti (e contraddittori) del linguaggio politico del PD, alcuni propri del renzismo altri di antica tradizione di certi apparati del PCI. “Astieniti perché è un voto politico” è la morte di qualsiasi logica residua della democrazia: QUALSIASI voto è politico. L’ordinaria amministrazione non esiste. Un governo è politico per sua natura, e per sua natura fa scelte politiche. Negare questo è solo buono per intorbidire le acque e fare operazioni di trasformismo. E in fondo, pure questa è una prassi politica. Quindi sì, se si vota (o meno, in questo caso) si fa una scelta politica. Tantopiù qui che si parla di un referendum, cioè uno strumento di democrazia diretta. Attenzione: discreditare la politicizzazione del voto significa avere un’alibi qualora da quel voto se ne devono trarre le conseguenze politiche. Una vittoria del Sì è un chiaro segnale a favore di una politica energetica che avanzi verso fonti rinnovabili e che tenga sempre più conto delle esigenze ambientali. Svuotare preventivamente di questo significato il voto vuol dire “noi ce ne sbattiamo” (a proposito di decisioni politiche….).
Oltretutto, va notato come secondo questa narrazione il referendum è una bufala (cit. presidente del consiglio Matteo Renzi) perché oltreché politico, è pure inutile. Come è inutile? Chiaramente, un quesito referendario non può esser inutile in senso stretto, non sarebbe ammesso dalla corte costituzionale. Può esser marginale, concediamolo. Non si capisce perché però per una cosa “marginale” il governo si dovrebbe agitar tanto, né come una cosa marginale possa esser in grado di scuotere alla base il governo. Come potrebbero le opposizioni usare un’arma così inutile contro il governo? Semplice, con le conseguenze politiche che il voto referendario implica e che ci si affretta a disconoscere. Come vedete, è un fine (?) uso della logica. Questo sempre ammettendo che la chiusura definitiva di una ventina di installazioni petrolifere sia dal punto di vista ambientale una cosa da poco. Di sicuro, checché ne dica il fronte del No/astensione, lo è dal punto di vista in primis dei profitti. L’agitazione che colpisce i petrolieri (sempre a proposito di peso politico sul governo) è traditrice e galeotta

 

lucido2

un lucidissimo intervento contro il referendum

 

A corredo di queste tesi, ci sono le solite ramanzine sugli industriali che danno lavoro e sul fatto che comunque il referendum non riguarda ad esempio i costi delle concessioni, esageratamente vantaggiosi per le compagnie: glissando sulla bontà d’animo dei petrolieri (questa storia dei padroni generosi la usava pure l’aristocrazia per giustificare la servitù della gleba), le migliaia di posti di lavoro a rischio semplicemente non esistono. Le piattaforme di per sé hanno pochissimo personale addetto, spedito sul posto quando è necessario. Può capitare perfino che le piattaforme siano temporaneamente deserte. Poi teniamo presente che parliamo di lavoratori di aziende dalle dimensioni enormi. Non è che li possono mandare a casa così, di punto in bianco, perché chiude una piattaforma (che peraltro va dismessa, e per farlo serve manodopera). Ci sono dei contratti da rispettare. Come dite? Le regole sui licenziamenti le ha cambiate questo governo? Ah ecco….. Lo stesso indotto, di cui si profetizza il collasso in seguito alla chiusura degli impianti, avrebbe comunque da servire le piattaforme rimanenti oltre le 12 miglia (che sono la maggior parte). Tralasciando il fatto che si parla tanto di proiezione verso il futuro e poi si fa quadrato a difesa su strutture industriali attempante e tecnologie antiquate (avete presente la TAV? ecco).

Comunque, il fatto che non si voglia regalare ulteriori vantaggi ai petrolieri (perché una concessione senza scadenza è un regalo) dovrebbe far pensare un attimo che la politica sugli idrocarburi è forse da rivedere. Mannò, quando si vota, ci si deve concentrare sul punto tecnico del referendum (che ricordiamo, “è una bufala“), mica pensare alle conseguenze politiche (che ricordiamo, sono faziose e antigovernative).

Nel caso tutto questo non bastasse, c’è sempre la cara, vecchia, Reductio ad Hitlerum, la cui diffusione avanza al pari del tasso “social” della comunicazione politica (come previsto dalla legge di Godwin.

“Noi siamo antifascisti, i fascisti votano sì al referendum, quindi noi ci asteniamo”.
“Mai ci siamo trovati d’accordo con i fascisti, quindi se loro votano sì, noi ci asteniamo perché siamo antifascisti”

Non serve un genio per vedere che questa non è un’argomentazione, tantomeno non è un’argomentazione relativa al referendum. Apparte il curioso dettaglio che queste affermazioni avrebbero come conseguenza quella di far dettare ai fascisti le scelte politiche degli antifascisti, non vedo perché la cavalcata strumentale delle destre al referendum inficerebbe il mio voto. Anzi, essendo questo un tentativo delle destre di crearsi un ennesimo spazio, i Sì politicamente preparati sono un valido schermo contro strumentalizzazioni più o meno fasciste (che non fanno dell’ambientalismo un loro punto fermo – un saluto a Zaia e l’Eni – ne più in generale ad una politica anticapitalista – flatttacs!11!1!! -), che vengono al contrario benedette da simili sparate propagandistiche (“ma allora c’han ragione i fasci?”). Ma non pare in fondo nemmeno il caso di alzare troppo il livello del ragionamento di fronte a trucchetti semantici da forum internettiano (a proposito dello scadere della comunicazione politica….)

Passiamo alle critiche “inerenti”. Il referendum non è sulle trivelle, ci dicono. Vero. Si parla chiaramente di piattaforme petrolifere. Anche perché le attività di estrazione ed esplorazione entro le 12 miglia sono per l’appunto già vietate. E le attività estrattive on shore (sulla terraferma) hanno differente regolamentazione. Comunque, stiamo parlando di un referendum abrogativo, per fortuna non dobbiamo ritrovarci a votare sul se abrogare o meno altre modifiche al codice dell’ambiente.
Ci dicono che non blocca le trivelle. Per forza, nuove trivellazioni sono già vietate (aridaglie). Sono le attività estrattive che continuano ad operare in deroga ad esser colpite. Poi se le compagnie petrolifere vogliono ricostruire gli impianti fuori dalla linea delle 12 miglia possono farlo, d’altronde 2/3 delle piattaforme già si trovano oltre questo limite. E questo ci ricorda come sia una bufala pure il famigerato collasso energetico dell’Italia in caso di chiusura delle piattaforme in questione (che comunque sarebbe dilazionata nel tempo) : a fronte di un rischio ambientale molto alto (e a vantaggi economici per il paese tutti da verificare), queste contribuiscono al fabbisogno nazionale di energia in misura irrilevante.

Aspettando che Enrico Sola (alias @suzukimaruti) ci spieghi cosa intende per referendum ambientalista, ricordiamo (di nuovo) che non è il governo ad aver vietato nuove trivellazioni entro le 12 miglia, ma ha solo emanato i nuovi decreti attuativi che fanno entrare in vigore tale divieto, previsto 10 anni fa. E di tono mistificatorio non diverso è la teoria dei profitti sottratti alle modernizzazioni delle piattaforme stesse: le concessioni attuali, essendo divenute a tempo indeterminato, sono un disincentivo all’adeguamento delle piattaforme al rispetto dei criteri ambientali minimi. Una volta avuta VAS (valutazione ambientale strategica) positiva, quelle piattaforme sarebbero in regola fino all’esaurimento del giacimento. E quindi non si capisce perché le compagnie sarebbero spinte ad investire nel loro adeguamento ambientale. Più realisticamente, quelle piattaforme continuerebbero ad estrarre con tecnologie via via sempre più antiquate fino al punto che esse non si rivelino antieconomiche. Di fatto, il vincolo del rispetto ambientale verrebbe a cadere (con l’eccellente risultato che le compagnie, che già hanno nei loro conti proprio le spese di adeguamento a cui le obbliga la legge, quei soldi non li tirerebbero fuori mai).

Comunque, come si può notare, il pezzo forte delle argomentazioni del fronte No/astensione è totalmente scollegato dal testo e dalle implicazioni del referendum. Quando ci si sposta sul terreno della materia, cadono nel goffo (e nel ridicolo, come la teoria balorda passata tra le righe che il referendum, essendo richiesto da nove regioni, si svolgerebbe solo in esse).

E poi c’è l’illustre parere del bocconiano-Luiss-Mit-Banca d’Italia-deputato PD sul perché bisogna astenerci:

Un delirio simile mi pare esplicativo delle motivazioni dell’astensione. Io vado a votare Sì, con buona pace dei marò.

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Teoria e prassi della semantica sul terrorismo

Altro attentato negli USA. È il secondo in una settimana. Se non sbaglio, è il terzo a firma “suprematista” negli ultimi due mesi. È l’ennesimo episodio di scontro a fuoco per strada registrato negli Usa (una conta recente affermava che sono oltre 50). Dei morti, scusate, ho perso il conto.

E perché? Perché non c’è l’empatia. Parola magica utilizzata, dopo le stragi di Parigi, per spiegare la mobilitazione emotiva “spontanea” verso la Francia che era mancata per l’attentato che aveva colpito Beirut il giorno prima, o per i recenti attentati avvenuti in Turchia, tutti  (almeno ufficialmente) a firma Daesh. Era normale che l’empatia ci coinvolgesse emotivamente con la Francia, vicina a noi geograficamente e culturalmente, piuttosto che con il lontano Libano. Magari vale anche per gli USA, tipi strani che chiamano il calcio “soccer”, van pazzi per il baseball e sono a capo del “mondo libero” da oramai settant’anni.

Eppure, chi nel mondo non ricorda l’11 settembre delle Torri Gemelle, il non plus ultra degli attentati terroristici nell’immaginario collettivo, ormai peggiore anche dell’attentato alle Olimpiadi di Monaco targato Settembre Nero?
Evidentemente non basta questo a spiegare la diversa percezione dei fatti.

Forse quelli, per l’appunto, erano attentati, atti di “terrorismo“. Né i fatti di S. Bernardino, né gli altri, sono “terrorismo” nella concezione corrente del termine.

1° dato:

Qualcuno ha notato come i media locali non abbiamo mai utilizzato il termine “terrorismo” per descrivere quanto successo ieri sera a San Bernardino.
La stessa polizia locale, in una nota, ha “escluso l’ipotesi terroristica”.

D’altronde noi, in verità, non “empatizziamo” più in maniera naturale. Siamo bombardati via media da una serie di disgrazie, sciagure e tragedie tale che se empatizzassimo per tutto finiremmo per spararci. È lo stesso apparato propagandistico a grattarci lo stomaco per risvegliarci un solidarismo istintivo. Ad esempio, utilizzando o meno proprio il termine (fra gli altri) “terrorismo“, che oramai associamo spontaneamente al Male, mentre derubrichiamo “sparatoria” a cronaca nera. Chi si ricorda della rapina in stile commandos avvenuta il giorno dopo i fatti di Parigi, inizialmente venduta dai media come “terrorismo” e poi subito accantonata?

2° dato:

Tuttavia va rilevato anche un altro elemento, ovvero la “difficoltà” a derubricare (cit.) come atto terroristico tutto ciò che non ha matrice “islamica” (da intendersi in senso lato). Se la sparatoria, avvenuta come gesto isolato ed improvvisato del singolo oppure con azioni e modalità militari di un gruppo, ha origini “bianche” (magari, come peraltro capita non raramente negli Usa, e come si sospetta appunto anche in questo caso, di origine “suprematista“, ovvero razziale e neofascista) non è mai “terrorismo“. E’ un gesto di uno o più folli, che eventualmente rileva altre questioni politiche (ad esempio, la modifica del II emendamento). Oltretutto, per esempio qui da noi, il termine “suprematista” non è in uso, quindi è particolarmente adatto a togliere carica psicotica agli eventi. Si parlasse di attentato “fascista“, forse, la reazione sarebbe differente.

3° dato:

La percezione stessa delle vittime cambia, a seconda che si parli o meno di atto terroristico. E cambia pure la necessità di strumentalizzarle. Purtroppo devo citare per l’ennesima volta l’esempio di Valeria Solesin, prima martirizzata da una precisa area politica in quanto caduta sotto i colpi del fanatismo religioso e poi finita nel mirino della macchina del fango di quella stessa area, in quanto il suo profilo di cooperante di Emergency (e la volontà della famiglia di non vederla trasformata in una eroina dell’Occidente) mal collimava con la tesi dello “scontro di civiltà” che si voleva portar avanti.

sintesi: la vicinanza culturale conta, ma è un elemento da combinare con una categorizzazione etnico-religiosa dell’attentatore per far scattare la psicosi terrorismo. Daesh che colpisce in Libano non ci riguarda, perchè fa morti “arabi“. Neonazisti che colpiscono in California o in Norvegia non ci riguarda, perchè sono “pazzi“. Dev’esser l’Isis a colpire (o chi per lui, poco cambia analizzare a fondo la matrice, poco importa che, ad esempio, gruppi considerati egualmente di “terrorismo islamico” da noi quale appunto Daesh, Al-Qaeda/Al-Nusra, Hamas, Hezbollah, siano in realtà ferocemente in lotta fra loro), e chi cade deve prestarsi al martirio. Se non si presta, è un collaborazionista (altro esempio: le cooperanti rapite in Siria alcuni mesi fa, sequestrate da una fazione legata, appunto, al Fronte Al-Nusra).

Conseguenze: se è l’establishment a fissare apertamente i parametri su cosa sia terrorismo o meno è perché evidentemente ad esso fa corrispondere pacchetti di misure ed azioni di un certo tipo. Per invadere l’Iraq, attivare il Patriot Act, proibire manifestazioni o invocare il rafforzamento dell’esecutivo (leggi: Francia), invocare la chiusura delle frontiere ed espulsioni in massa di stranieri (leggi: Italia), serve una data predisposizione emotiva di terrore. E’ la famigerata “guerra di civiltà“, scontro mortale attivabile solo se il nemico ha determinate caratteristiche.

Per riassumere:

Chi è vittima di un pazzo è un disgraziato. Chi è vittima di un terrorista è un caduto.

I disgraziati si compatiscono. I caduti si commemorano.

I disgraziati muoiono per mano del fato. I caduti muoiono per mano del nemico.

Il fato non può esser un nemico. Il terrorista si.

Solo chi è diverso può esser un nemico.

Solo chi è diverso è un terrorista.

W l’Occidente.

 

edit: appurato che uno degli attentatori era di credo islamico, si è subito tornati a parlare di “terrorismo” (fonte FBI). Mi sono chiesto come sarebbe definita una sparatoria compiuta da un poliziotto musulmano. Chissà quale becera definizione prevarrebbe in quel caso.

I bonus di Renzi sono solo propaganda clientelare

1- Bonus di 80 euro per gli appartenenti alle forze dell’ordine. Tralasciando il fatto che questi 80 euro continuano a vederli tutti (ma dove?) meno che il sottoscritto, non si capisce perchè una misura spacciata finora come “sociale” ora diventi un tassello della lotta al terrorismo. Il governo teme un golpe della polizia? In tal caso si spiegherebbe anche perchè ora si vuole nuovamente accorpare la Forestale (già “esperta” di tentativi golpisti – leggi: sarcasm – ) ai carabinieri. Ma forse, più probabilmente, si può legger in questo provvedimento un’esca tirata ai membri delle FDO che ultimamente hanno fatto quadrato intorno a Salvini, non solo in uniforme ma anche sui palchi dei comizi, tramite una buona fetta delle proprie organizzazioni sindacali (delle quali c’è d’aver paura, ma tralasciamo pure questo). Anche perchè, i promessi 50 milioni in più per la strumentazione delle FDO stesse sono una goccia nel mare di un apparato sicurezza che costa circa 20 miliardi di euro l’anno (forze armate escluse, che peraltro si beccheranno 500 milioni, metà dello “stanziamento sulla sicurezza”). Ma aspettiamo il provvedimento.

2- Bonus di 500 euro per i neo18enni. Che c’entra con il terrorismo? e a ben guardare, che c’entra con il sociale, un bonus una tantum per dei nuovi aventi diritto al voto che (si presume) spetterebbe a tutti, indipendentemente dal loro status sociale? Che funzione di riequilibrio sociale ha un assegno di 500 euro che va sia al figlio di cassaintegrati delle case popolari sia al figlio dell’industriale che sta ai Parioli? Ah vabbè ma è spendibile in “eventi culturali”, quindi dovrebbe portare la gioventù ad elevare il proprio livello di istruzione al punto tale di renderla refrattaria al terrorismo. Sarà, ma questi “eventi culturali” sarebbero? Perchè per fortuna che l’Expo è finito, altrimenti ce lo comprendevano di sicuro e lì il terrorismo ti saliva solo ad affrontare la coda degli ultimi giorni.
A pensar male, questo bonus sembra proprio quello che è a prima vista: un obolo per dei nuovi elettori, tanto per convincerli a votare il partito di governo. Anche perchè se si volesse investire in cultura per i giovani, forse, sarebbe più semplice e valido spendere soldi per la scuola e l’università, e spenderli affinchè il diritto allo studio sia garantito alla maggior fetta possibile della popolazione, piuttosto che fissarsi con i famigerati “poli d’eccellenza” e che il resto vada in malora. Ma aspettiamo il provvedimento.

3- 500 milioni per le periferie e 150 per le associazioni. Io ho il vivo terrore di questo stanziamento, dato che da anni il problema periferie è affrontato solo come decoro urbano e sicurezza (tralasciando tutto quello che viene bruciato in tangenti e corruzione relative alle opere urbanistiche delle grandi città). Oltretutto, sempre del solito intervento una tantum di emergenza si parla. Praticamente dobbiamo occuparci di periferie perchè possono esser un nido per il terrorismo, non perchè non è (non dovrebbe essere?) socialmente accettabile che esistano realtà urbane sempre sulla soglia della ghettizzazione. E’ un po’ la stessa logica secondo la quale è necessario che i “musulmani moderati” debbano chiedere scusa se qualche coglionazzo neoconvertito si mette a sparare a casaccio. Appelli e interessamenti verso realtà ignorate perchè “serve qualcosa”

I 150 milioni per le associazioni invece di fatto arriveranno dai cittadini stessi, tramite il 2 per mille (quello dei partiti). Parliamo quindi non solo di briciole, ma di briciole che c’è da immaginarsi che non arriveranno mai. Ma aspettiamo il provvedimento.

4- Tanto per soffermarsi sulla “politica sociale e culturale” del governo, questi “bonus” sono finanziati con l’ennesimo slittamento del taglio dell’IRES, l’imposta sui redditi delle società. Ma aspettiamo il provvedimento.

A furia di aspettare il provvedimento ci siam ubriacati.

fonti:
Corriere.it
LaStampa.it

Se questa è una guerra di civiltà, abbiamo già perso

(credits: Don Alemanno, fumetto fatto in seguito all’attentato contro Charlie Hebdo del gennaio scorso)

O almeno, stiamo ampiamente perdendo. Perchè mentre ancora al Bataclan pioveva piombo qui già montava l’onda di fango nero. L’isteria generale. E la cosa grave, gravissima, è che questa è stata subito alimentata da leader politici, da membri delle istituzioni. Dall’élite. Dal potere.

A Parigi, per le strade, il primo pensiero è stato per i cari. Il secondo, è stato dare ospitalità nella propria casa a chi aveva paura a farsi mezza città per rincasare. Ospitalità. Forse c’è una speranza.

Ma qui il grande apparato delle destre si è subito mobilitato, attingendo a piene mani al suo armamentario ideologico di cose prive di senso, e che in quanto tali funzionano meglio quando la ragione sembra non esser più cosa di questo mondo. Le cazzate della Fallaci, il nemico interno, il nemico esterno, “Bastardi Islamici“, la caccia all’arabo, chiudiamo le frontiere, apriamo il fuoco, sterminiamo l’Isis, controlli a tappeto, blocco navale (??) ecc. ecc.

In estrema sintesi, contro la minaccia terroristica di matrice salafita (che, parliamoci chiaro, è una matrice schifosa, ma non in quanto islamica, ma in quanto tranquillamente assimilabile per concezioni etico-politiche agli ambienti ultraconservatori nostrani, della serie “Dio famiglia e patria“) che ci sta spingendo ad una “guerra di civiltà” destinata a distruggere il nostro stile di vita, la nostra cultura, la nostra tradizione se non sarà combattuta con ogni mezzo possibile, l’idea è quella di prendere circa 200 anni di storia occidentale e stracciarli via.
Niente più lumi della ragione, niente più cosmopolitismo, niente più diritti, niente più democrazia, niente più antirazzismo, niente più antifascismo, niente più garanzie contro gli abusi delle pubbliche autorità, niente più presunzione di innocenza, niente più ripudio alla guerra e via dicendo. Leviamo tutto. Avanti con le crociate. Distruggiamo tutto ciò che è stato lo sviluppo della coscienza umana. Regrediamo, pure noi, al livello dei nostri “avversari”. Così potremmo batterli, e risvegliarci nel Quarto Reich. Oppure potremmo estinguerci. In ogni caso, quella “civiltà” di cui tanto facciamo vanto, verrebbe demolita pezzo per pezzo, tassello per tassello.

E comunque, se questa è una guerra, quelli come me hanno già perso. Perchè saranno schiacciati tra due fascismi, uno fatto in casa, l’altro d’importazione.

p.s. Intanto, Parigi ha rinnovato la sospensione di Schengen, chiudendo provvisoriamente le frontiere. Un provvedimento logico e standard, finalizzato in primis a non permettere la fuga all’estero di terroristi e complici. I soliti idioti ne hanno invocato l’attuazione immediata qui da noi. Temevano una fuga dei propri neuroni.

p.p.s. due pensieri, uno serio e uno no.
Il primo, per i familiari delle vittime anche se non mi si inculeranno mai. Perchè ora meriterebbero di poter solo piangere i loro cari in pace, morti per l’ennesima idiozia del genere umano.

Il secondo, per l’apparato di sicurezza francese, dai servizi al ministero degli interni fino alla gendarmerie. Due attentati con modalità militari nel centro di Parigi nel giro di 11 mesi. Sempre sul pezzo.

E pure un terzo pensiero va. Due giorni fa, a Beirut, sono morte 41 persone in un attentato rivendicato da Daesh contro Hezbollah.
Ieri, sul confine siro-iracheno, i partigiani curdi dell’YPG hanno liberato da Daesh la città di Sinjar.
Sì, Daesh è l’Isis. Sì, sempre musulmani sono, quelli in prima linea contro l’Isis.