Teoria e prassi della semantica sul terrorismo

Altro attentato negli USA. È il secondo in una settimana. Se non sbaglio, è il terzo a firma “suprematista” negli ultimi due mesi. È l’ennesimo episodio di scontro a fuoco per strada registrato negli Usa (una conta recente affermava che sono oltre 50). Dei morti, scusate, ho perso il conto.

E perché? Perché non c’è l’empatia. Parola magica utilizzata, dopo le stragi di Parigi, per spiegare la mobilitazione emotiva “spontanea” verso la Francia che era mancata per l’attentato che aveva colpito Beirut il giorno prima, o per i recenti attentati avvenuti in Turchia, tutti  (almeno ufficialmente) a firma Daesh. Era normale che l’empatia ci coinvolgesse emotivamente con la Francia, vicina a noi geograficamente e culturalmente, piuttosto che con il lontano Libano. Magari vale anche per gli USA, tipi strani che chiamano il calcio “soccer”, van pazzi per il baseball e sono a capo del “mondo libero” da oramai settant’anni.

Eppure, chi nel mondo non ricorda l’11 settembre delle Torri Gemelle, il non plus ultra degli attentati terroristici nell’immaginario collettivo, ormai peggiore anche dell’attentato alle Olimpiadi di Monaco targato Settembre Nero?
Evidentemente non basta questo a spiegare la diversa percezione dei fatti.

Forse quelli, per l’appunto, erano attentati, atti di “terrorismo“. Né i fatti di S. Bernardino, né gli altri, sono “terrorismo” nella concezione corrente del termine.

1° dato:

Qualcuno ha notato come i media locali non abbiamo mai utilizzato il termine “terrorismo” per descrivere quanto successo ieri sera a San Bernardino.
La stessa polizia locale, in una nota, ha “escluso l’ipotesi terroristica”.

D’altronde noi, in verità, non “empatizziamo” più in maniera naturale. Siamo bombardati via media da una serie di disgrazie, sciagure e tragedie tale che se empatizzassimo per tutto finiremmo per spararci. È lo stesso apparato propagandistico a grattarci lo stomaco per risvegliarci un solidarismo istintivo. Ad esempio, utilizzando o meno proprio il termine (fra gli altri) “terrorismo“, che oramai associamo spontaneamente al Male, mentre derubrichiamo “sparatoria” a cronaca nera. Chi si ricorda della rapina in stile commandos avvenuta il giorno dopo i fatti di Parigi, inizialmente venduta dai media come “terrorismo” e poi subito accantonata?

2° dato:

Tuttavia va rilevato anche un altro elemento, ovvero la “difficoltà” a derubricare (cit.) come atto terroristico tutto ciò che non ha matrice “islamica” (da intendersi in senso lato). Se la sparatoria, avvenuta come gesto isolato ed improvvisato del singolo oppure con azioni e modalità militari di un gruppo, ha origini “bianche” (magari, come peraltro capita non raramente negli Usa, e come si sospetta appunto anche in questo caso, di origine “suprematista“, ovvero razziale e neofascista) non è mai “terrorismo“. E’ un gesto di uno o più folli, che eventualmente rileva altre questioni politiche (ad esempio, la modifica del II emendamento). Oltretutto, per esempio qui da noi, il termine “suprematista” non è in uso, quindi è particolarmente adatto a togliere carica psicotica agli eventi. Si parlasse di attentato “fascista“, forse, la reazione sarebbe differente.

3° dato:

La percezione stessa delle vittime cambia, a seconda che si parli o meno di atto terroristico. E cambia pure la necessità di strumentalizzarle. Purtroppo devo citare per l’ennesima volta l’esempio di Valeria Solesin, prima martirizzata da una precisa area politica in quanto caduta sotto i colpi del fanatismo religioso e poi finita nel mirino della macchina del fango di quella stessa area, in quanto il suo profilo di cooperante di Emergency (e la volontà della famiglia di non vederla trasformata in una eroina dell’Occidente) mal collimava con la tesi dello “scontro di civiltà” che si voleva portar avanti.

sintesi: la vicinanza culturale conta, ma è un elemento da combinare con una categorizzazione etnico-religiosa dell’attentatore per far scattare la psicosi terrorismo. Daesh che colpisce in Libano non ci riguarda, perchè fa morti “arabi“. Neonazisti che colpiscono in California o in Norvegia non ci riguarda, perchè sono “pazzi“. Dev’esser l’Isis a colpire (o chi per lui, poco cambia analizzare a fondo la matrice, poco importa che, ad esempio, gruppi considerati egualmente di “terrorismo islamico” da noi quale appunto Daesh, Al-Qaeda/Al-Nusra, Hamas, Hezbollah, siano in realtà ferocemente in lotta fra loro), e chi cade deve prestarsi al martirio. Se non si presta, è un collaborazionista (altro esempio: le cooperanti rapite in Siria alcuni mesi fa, sequestrate da una fazione legata, appunto, al Fronte Al-Nusra).

Conseguenze: se è l’establishment a fissare apertamente i parametri su cosa sia terrorismo o meno è perché evidentemente ad esso fa corrispondere pacchetti di misure ed azioni di un certo tipo. Per invadere l’Iraq, attivare il Patriot Act, proibire manifestazioni o invocare il rafforzamento dell’esecutivo (leggi: Francia), invocare la chiusura delle frontiere ed espulsioni in massa di stranieri (leggi: Italia), serve una data predisposizione emotiva di terrore. E’ la famigerata “guerra di civiltà“, scontro mortale attivabile solo se il nemico ha determinate caratteristiche.

Per riassumere:

Chi è vittima di un pazzo è un disgraziato. Chi è vittima di un terrorista è un caduto.

I disgraziati si compatiscono. I caduti si commemorano.

I disgraziati muoiono per mano del fato. I caduti muoiono per mano del nemico.

Il fato non può esser un nemico. Il terrorista si.

Solo chi è diverso può esser un nemico.

Solo chi è diverso è un terrorista.

W l’Occidente.

 

edit: appurato che uno degli attentatori era di credo islamico, si è subito tornati a parlare di “terrorismo” (fonte FBI). Mi sono chiesto come sarebbe definita una sparatoria compiuta da un poliziotto musulmano. Chissà quale becera definizione prevarrebbe in quel caso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...