Quei gran giuristi della curia di Bologna

O, più precisamente, del tribunale ecclesiastico. In particolare abbiamo il caso del dott. Paolo Cipolla, giudice del tribunale stesso e dispensatore di pareri per conto della Curia. Pareri relativi al caso della scrittrice Simona Vinci, ed al suo matrimonio civile (si noti bene, civile) esplicitamente “stipulato” al solo fine di garantire i diritti reciproci di una famiglia per lei stessa, per il suo compagno e per suo figlio.

Constatato il palese disprezzo da parte della signora per l’istituto matrimoniale nella sua concezione contrattualistica, nella curia bolognese (impegnata in prima linea nel sinodo della famiglia voluto da Papa Francesco) è scattata la chiamata alle armi di fronte a questa intollerabile attacco alla famiglia tradizionale, con il quale si osava denunciare la sperequazione di diritti e tutele tra un nucleo familiare formalmente riconosciuto dallo Stato (si noti bene, Stato) e un nucleo familiare non registrato da nessun pubblico registro. In prima linea è stato chiamato proprio il dott. Cipolla, evidentemente luminare della materia, che tuttavia, forse per deformazione professionale di giudice del tribunale ecclesiastico, forse per confusione rispetto a materie che evidentemente non mastica più da tempo, ha un po’ pasticciato, scoprendo come il tutto sia frutto di una goffa reazione della Curia relativamente a questioni (quali i rapporti tra Stato e cittadino, e i diritti di quest’ultimo) che, più che fuori dal suo “ambito di competenza”, le rimangono semplicemente incomprensibili.

Secondo l’eminente parere del togato, il matrimonio così contratto dalla signora Vinci sarebbe nullo per l’ordinamento italiano, andandosi a configurare una simulazione ex art. 123 cc. Eppure il 123 cc parla chiaro: l’ipotesi si configura qualora i coniugi abbiano convenuto nel non voler poi concretamente adempiere ai reciproci diritti/obblighi matrimoniali. Oltretutto, il diritto d’impugnazione del matrimonio stesso è limitato ai coniugi, diritto che decade con la convivenza della coppia e comunque entro un anno dalla celebrazione. Ora, a meno che il dott. Cipolla non abbia notizie di violenze, infermità mentali, interdizioni, vincoli di parentela ecc. ecc. intercorsi tra i novelli sposi, non si capisce come il matrimonio possa esser nullo secondo l’ordinamento italiano, sulla base poi della distinzione che la sposa fa tra “famiglia” e “matrimonio”. Questo tantopiù invocando una simulazione, visto che i due neo-coniugi si sono sposati proprio al fine di poter legalmente (e non solo sentimentalmente) esser titolari di diritti e obblighi reciproci e per/verso il loro bambino sotto la garanzia dello stato, e non certo per non adempierli. Arduo sostenere che questo matrimonio non abbia una base sentimentale reciproca, dato che si parla di una coppia che comunque convive ed ha un figlio (e in ogni caso l’ordinamento civile mica può rilevare l’effettiva esistenza di amore reciproco, se non usando il parametro della convivenza). Ma d’altronde per il giudice curiale “è nullo il matrimonio celebrato al solo fine di acquistare la cittadinanza”, e pure questa è un’inesattezza, dato che i cosiddetti “matrimoni fasulli” rimangono validi aldilà dei reati penali annessi (”i motivi che conducono due coniugi a contrarre matrimonio fanno parte delle loro libere ed insindacabili scelte e non rappresentano certamente terreno per un indagine approfondita del giudice penale”).

Evidentemente l’esimio giudice ha fatto confusione con la simulazione intesa dal diritto canonico, che si promette di individuare una difformità tra la volontà interna degli sposi e sua manifestazione esterna relativamente all’istituto matrimoniale così come previsto dalla Chiesa Cattolica. (come questo sia possibile, non si sa. Ma probabilmente è per la complessità di questa operazione che le cause di annullamento di matrimonio davanti ai tribunali della Sacra Rota sono così economicamente dispendiose. Comunque, nel caso siate felicemente sposati, occhio a dire che siete favorevoli al divorzio che qualcuno potrebbe dire che il vostro matrimonio è nullo).

Forse, alla Curia di Bologna è sfuggito il dettaglio che l’ordinamento civile a cui si fanno riferimento i sindaci italiani non è quello dello Stato Pontificio.

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