Fenomenologia dell’economicismo (e del fuoco incrociato su Tsipras)

Leggi anche: la grande mobilitazione della propaganda capitalista contro Atene.

Vabbè, aldilà delle terminologie neo-marxiste  (che, come lo stesso Marx, tornano spesso attuali e veritiere) la lunga marcia verso il referendum del 5 febbraio prosegue su canali ben precisi. La pressione su Atene è fortissima, e il governo si alterna tra appelli e mobilitazioni di piazza (inciso: folle importanti quelle di fronte al Parlamento greco, specie raffrontate alle piazze nostrane, che si potrebbero vedere forse unendo tre manifestazioni di Lega, PD e M5S. Diciamo che SYRIZA ha un apparato di mobilitazione migliore. D’altronde loro riuniscono il “comitato centrale”, mica il “direttorio” o la “segreteria federale”….vabè sto facendo del veterocomunismo ).

Ma veniamo alla parte più irrilevante, irritante e al contempo non priva di importanza nel contesto generale (quello del sottotitolo, per capirsi): la risposta dell’opinione pubblico-mediatica italiana. Direte: che palle, di nuovo?

 

Dai vi faccio una sintesi (vediamo se abboccate): media saldamente attestati su linea “Tsipras pirla manda in malora la Grecia”, oltrechè sulla classica esplosione di voci e vocette su Grecia che bluffa, accordo vicino o Junker possibilista, con fonte annessa del cugino maltese  (storia vera: Repubblica e altri riportavano la notizia di fonte maltese riguardo all’eventualità dell’annullamento del referendum), ma sempre con l’immancabile fiducia nella salvezza europea e la rassicurazione che noi comunque siamo tranquilli perché stiamo facendo i compiti a casa. Guarda caso, questa è proprio la linea del governo. Va detto che l’estrema fluidità della situazione permette di dire un po’ tutto e il contrario di tutto anche senza troppa malizia.

Ok, ora vediamo altrove, fuori dal circuito televisivo e delle grandi firme della carta stampata: social, internet e il caro vecchio bar. Qui l’insieme è più variegato, che potremmo dividere orizzontalmente tra fondamentalisti noEuro e integralisti Euro, e verticalmente tra professori con laurea, professoroni senza laurea e uomo della strada.

 

I professori con laurea sono quelli che lasciano l’amaro in bocca: cattedratici (veri) di diritto ed economia, battibeccano a colpi di tweet, like e follower su chi c’ha ragione e chi no, riducendo immediatamente la questione a tifo-gazzarra, senza scendere in discussioni a carattere tecnico-politico incomprensibili alla maggioranza dei tifosi-follower e quindi limitandosi ad entrare nel caso concreto solo con post profetici o eleganti “avevo ragione io”. Signori, la classe intellettuale. Non a caso venivano un tempo definiti “economisti volgari”, che di fatto difendono in primis una data linea politica (più che economica) sostenuta da leader che non hanno mezzi e conoscenze tali da argomentare una data tesi.

 

Professoroni senza laurea (categoria nel quale qualcuno potrebbe pure mettere me, non però relativamente alla disputa euro/no-euro del quale mi frega poco, e che peraltro è da vedere se con il referendum in questione c’entri qualcosa, ma questo è un passaggio logici che molti saltano): ve ne sono in abbondanza, poiché prodotto di quell’ampio e variegato serbatoio sociale denominato classe media.
Sul fronte pro-euro, l’armamentario ideologico è quello rimasto costante dai tempi di Monti: “responsabilità”, “i debiti si pagano”, “servono le riforme”. Sono fieramente europeisti e sognano l’Europa dei cittadini, con la riforma delle istituzioni UE che la renda una democrazia rappresentativa di tipo classico e unitario. In attesa di ciò, in culo la Grecia. Tsipras e è cojone perché ha optato per il referendum uscendo dal tavolo delle trattative. Tanto il referendum dirà sì alla proposta dell’Eurogruppo. E comunque se voleva dire No se ne doveva assumere le responsabilità lui, non farlo dire ai greci. Che comunque diranno Sì perché il paese è in ginocchio e la troika è l’unica speranza per pagare gli stipendi. E poi altrimenti perderemo 40Miliardi di debito greco e per rimediare a ciò si dovrà aumentare le tasse e la colpa sarà fatta ricadere su Renzi. E comunque i debiti si pagano.

Tutti a lezione di democrazia europea da questi signori. Che sostengono una linea che viene già usata (anche se in maniera assai più morbida) su di noi.

 

 

Ma vediamo sul fronte opposto, i professoroni senza laurea no-euro.
La parola d’ordine è Grexit. La dracma è la panacea di tutti i mali, come la lira lo sarebbe per noi. Ma la massoneria nordeuropea fa pressione sul popolo greco. Tsipras è cojone perché doveva dire subito no lui, senza rischiare di farsi infinocchiare in un referendum. Uscita immediata dall’euro e saluti. Tanto ci sono le potenze del BRICS. E poi hai visto l’Argentina, ha fatto default e ora cresce divinamente. Lascia perde che comunque ha un PIL pro capite che è un quarto di quello italiano. Se svaluti puoi tutto. Crisi economica dovuta al sistema dei cambi fissi. No non quella di ora, già negli anni 80. Moneta unica provoca restrizione dei diritti del lavoro e smantellamento del sistema sociale. E comunque basta con questa immigrazione incontrollata per la quale l’Europa non fa nulla. Che poi sti neri ci costano e non glieli possiamo nemmeno spedire. Con la lira mica c’erano tutti arabi….però calma, il capo ha detto che uscita dall’Euro potrebbe essere un casino, ma è fondamentale rinegoziare.

 

Insomma, la costante è che Tsipras è un cojone. Certo, se facesse un retrofront in extremis sul referendum sarebbe difficile negarlo. Si sarebbe giocato la carta della politica vanamente, carta che comunque sembra l’unico delegittimato a poter usare, mentre se la usa la Germania è ok (vedi di nuovo sotto voce: responsabilità)

 

Veniamo infine all’uomo della strada: alla fine,il profilo più sfumato sulla questione. Fatica a cogliere le dinamiche sul perchè un paese ha un debito pari al 175% del valore di quello che produce, o sul perchè l’UE dovrebbe tirar a mare un suo stato membro, o ancora su chi sia sta Troika o sul perchè. Se “politicizzato”, tende a raggrupparsi dietro al codazzo dei professoroni e professori, immedesimandosi nel tifoso-follower. Se non politicizzato, alla fine se ne sbatte, oscillando tra un “con l’euro costa tutto più caro” a un “senza l’Euro si falliva nel ’92”.

E intanto il grande tema è ancora la finanza. Che nel 2008 ci mandò a gambe all’aria tutti e che ancora ci dovrebbe salvare. E mi raccomando, fiducia in Junker, che tanto mica si dimise del 2013 da premier per lo scandalo 007 e fu implicato, da neo-eletto alla presidenza della commissione UE ma sempre relativamente al suo premierato granducale, nel caso degli accordi fiscali segreti in favore di svariate compagnie multinazionali, accordi che contribuirono a portare il Lussemburgo ad esser principale paradiso fiscale d’Europa, al limite (od oltre?) delle norme UE in materia fiscale.

p.s. se mi bollate come “fan” di Tsipras mi fate dubitare della vostra intelligenza. Fan sarà vostra figlia, e degli One Direction.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...