Ancora su Grecia, debito e responsabilità

…… e invece no. Scusate, sto per tirarvi il pacco. Non farò un’inutile arringa difensiva del governo “bolscevico” greco, che ha osato, di fronte all’ennesimo muro dell’Eurogruppo, appellarsi all’unica sua fonte di legittimità, il popolo, e per questo viene finemente additato come paraculo,  termine particolarmente in voga al di qua dello Ionio, dove in effetti la popolazione fatica a ricordarsi cosa sia il voto. Nè disquisirò forte di cifre e dati sull’operato della troika o come si chiama ora, colpevole in primis di essere baluardo di un sistema di capitalismo finanziario che mai ha funzionato e mai funzionerà, in secundis di spacciarsi come garante di una stabilità economica che non può ne è interessata a garantire, in terzis di vendere le sue “soluzioni” alla crisi come unica via praticabile sulla base della scienza economica, quando altro non sono che atti di strozzinaggio di cui i paventati effetti benefici dopo 6 anni ancora non si vedono. Né tantomeno mi addentrerò nuovamente nel terreno minato della composizione del debito sovrano e del perché quello greco ora espone le varie banche centrali europee a perdite secche notevoli (ad esempio, l’Italia è esposta per circa 40Miliardi di euro in titoli greci, -secondo altre fonti pure per 65 ma si sa, 25 miliardi di differenza in macroeconomia son un margine di errore che ci sta – ),  debito che certo non ha fatto Tsipras in 6 mesi né tantomeno ha traslato lui (o il suo governo) dalle banche private greche e non greche a quelle centrali  (che poi, pur essendo istituti di diritto pubblico, sempre a capitale – e direzione – privata sono), eppur questo è già ora agitato come ennesimo spauracchio per giustificare futuri inasprimenti fiscali, demolizioni di garanzie per i lavoratori e altre balle capitalistiche (semicit.), al solito unica via percorribile responsabilmente lontano dalle sirene di Atenegrad; né infine contesterò la miopia geopolitica dell’UE, che dopo il disastro ucraino rischia di servire ai russi su un piatto d’argento pure una spossata Grecia, e a questo punto sarei curioso di sapere cosa pensano i “falchi” di Washington dei “falchi” di Bruxelles e Berlino.

Niente di tutto questo. Non mi interessa. Intanto i greci decideranno. Certo, con una mano legata e la pistola alla tempia, ma decideranno, comunque più di noi.  Vedremo come, ma non è questo che voglio evidenziare.
Voglio invece porvi di fronte ad un’altra cosa: al fatto cioè che, diffusamente, sulla stampa, sui media, per strada e nelle stanze dei bottoni, noi, Italia, italiani e governo della Repubblica italiana, stiamo affermando che il popolo e il governo greco sono colpevoli di corruzione, debolezza, paraculaggine, evasione fiscale di massa, parassitismo, squilibrio economico, clientelismo elettorale, ignoranza, vendita di fumo negli occhi e irresponsabilità. Quindi tutto è legittimo nei loro confronti, fino al sacrificio sull’altare della “responsabilità”. Noi stiamo sostenendo ciò.

Noi. Con 1200 miliardi di debito. Con un tasso di corruzione degno dello Zaire dei tempi d’oro, e un livello di evasione fiscale che vale quanto la nostra quota di debito greco. Con la sagra dei governi non eletti e delle elezioni con regole incostituzionali, che poi quando si elegge qualcuno ci mettiamo un de Luca che nemmeno è eleggibile. Con i pacchetti di riforma scritti su agende europee. Noi,che pure la cura europeista la stiamo provando e sappiamo bene che è oscena. Noi, pure parliamo, e con l’aria di chi la sa lunga.

La verità è che noi siamo e saremo sempre la più spregevole specie di collaborazionista. E meritiamo di finire come tali. Al muro. Lì almeno la pagheremo tutti, e non solo i poveri disgraziati.

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