Riflessioni su uno scambio tra amici

Per garantire un diritto è necessaria un’autorità che lo faccia rispettare attraverso il controllo e, se necessario, per tramite dell’imposizione forzata. Nessun “diritto” si regge sulle sue gambe. […] Se Domine Iddio o il segretario di partito non sono d’accordo con questa affermazione ed intendono dare manifestazione della loro volontà, non devono fare altro che schierare le truppe e mettermi paura.

Non è un’affermazione così eterodossa da far smuovere il comitato centrale. Questo è un concetto base del “Giuspositivismo”, una corrente della filosofia giuridica nata nel ‘500 e tutt’ora ritenuta valida nella scienza giuridica. Che in estrema sintesi afferma che diritto = legge dello stato, aldilà di interpretazioni e temperamenti di tipo morale. Tant’è che persino i “diritti umani”, che pure vengono fatti rientrare fra i cosiddetti “diritti naturali”, cioè esistenti aldilà del loro riconoscimento da parte dello Stato, sono considerati “diritti disarmati”, cioè privi di forza coercitiva. Il diritto alla vita è un diritto naturale, non serve che una legge dica che io posso nascere. Ma può non esser difendibile, serve una legge che garantisca il proseguimento della mia vita (o meno).

Se non esistono diritti, tanto meno esistono doveri.

Questa non è un’affermazione logica. I diritti e i doveri esistono (sempre in relazione alla teoria di cui sopra) in quanto esiste lo Stato e il suo imperium. Anzi, uno Stato fortemente autoritario tendenzialmente tende a creare scenari dove mancano diritti ed esistono solo doveri fissati ex lege. Potrebbero mancare entrambi certo, vorrebbe dire che in quel caso lo Stato o è caduto o è in stato di profonda disgrerazione…..

“il dovere dell’accoglienza” è solo l’ennesima declinazione dell’attitudine di alcuni di appropriarsi di risorse da ingerire, bruciare e, successivamente, defecare.

Il “dovere dell’accoglienza” altro non è che un’esplicitazione del garantire un diritto naturale quale il diritto alla vita (vedi sopra). Diritto naturale, non codificato, quindi debole, non difendibile dallo Stato finchè non lo racchiude in una delle sue leggi. Ma se lo Stato è in via di disgregazione, quindi inefficace, quindi incapace di far valere la sua autorità e verso i suoi cittadini e verso i suoi funzionari (che pure sempre cittadini sono), le sue leggi sono scritte male e applicate peggio, con tutto ciò che ne consegue in tema di ruberie, prevaricazioni, arbitrio.

Ma qui il problema non è se esistono “i diritti”, ma se esiste “IL Diritto”. E secondo te, cittadino, se IL Diritto, cioè la legge dello Stato, non esiste più, allora i gangli dell’apparato statale farebbero acqua e perderebbero denaro solo quando si agitano di fronte a 4 poveri disgraziati provenienti da terre che nonostante tutto son ben più martoriate di questa?

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