Dal 37° universo parallelo: Lettera al compagno Governo

Caro compagno Governo,

volevo ringraziarti, personalmente e a nome delle classi lavoratrici che hai l’onere e l’onore di rappresentare, di averci ascoltato, di esserti seduto con noi e di aver constatato che questo scempio non s’aveva da fare. Hai preso una decisione coraggiosa, dopo aver constatato che le esigenze del popolo non potevano collimare con quelle del capitalismo internazionale. Non era più ammissibile che in uno stato dove si aspira alla democrazia sociale ci si facesse così beffe del popolo, a colpi di lavoro non pagato, appalti truccati, mafie e multinazionali del cibo che fanno lezioni di ecosostenibilità quando sono le prime responsabili dello scempio agricolo di vaste aree del pianeta.

Hai detto no, compagno. Lo hai detto forte, e hai stupito il mondo. Hai detto basta con i padiglioni cadenti, gli sponsor mcdonald, i baffi di Farinetti, le esposizioni di Simmenthal e l’ipocrisia di un’orgia enogastronomica del capitalismo. Basta farsi prendere per il culo. E dall’alto della tua autorità, e con il pieno sostegno dei lavoratori, degli studenti, e dei tuoi militanti, hai cacciato tutti. “Che si smonti questo postribolo!” hai tuonato, e le forze dell’ordine democratico sono intervenute e hanno invitato tutti ad uscire, uno ad uno. Biglietti rimborsati, perchè non sei un ladro, compagno governo. E senza violenza, perchè non sei neppure un picchiatore. E poi via, hai fatto correggere i tuoi errori, e ora là dove dominavano quelle specie di stendipanni giganti fatti di acciaio arrugginito e cemento insabbiato, si inizieranno i lavori per nuove scuole e asili, abitazioni per i più poveri, spazi comuni e aree verdi.

E’ stato bello, pur con la durezza che lo scontro politico impone, confrontarsi con i tuoi (e i nostri) rappresentanti alla festa del nostro Partito, con schiettezza e onestà, sui problemi che ci si paiono davanti. Un confronto che hai fatto da pari a pari, senza chiuderti nelle testuggini della pur nostra civile polizia, perchè tu sei il nostro governo, il governo del popolo, e hai dimostrato che ti è estranea la sordità verso la cittadinanza così caratteristica dei tuoi colleghi borghesi. Tant’è che dopo averci ascoltato, non hai potuto che constatare la validità delle nostre valutazioni.

Ecco, compagno Governo, io personalmente vorrei ringraziarti anche di un’altra cosa: del tuo essere umano. L’ho capito, sai, che ti sei schierato con noi perché siamo gli ultimi. Tu sei il governo di tutti, chiaramente. Ma per noi ti sforzi un po’ di più, perché hai capito che non potremmo andare avanti. E questo è un comportamento umano, prima che politico.
Ci sono compagni che chiedono, altri che protestano, altri che pretendono. Ti rompiamo le palle, lo so. Però hai capito che se non ti chiudi, noi ci riveliamo tutti per quello che siamo: persone. Che hanno dei valori, delle idee, certo. Ma che in primis vogliono solo poter vivere dignitosamente come esseri umani. E tu, compagno Governo, sei il primo che lo ha capito.

Con affetto

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