Legapound (2a parte)

Sottotitolo: le faide interne di quello che rimane un partito di provincia

Tosi vs Salvini. E’ il leitmotiv che domina la campagna elettorale leghista in veneto. E’ siamo già al grottesco. Tosi, già all’epoca amico e referente politico dei vecchi rottami del neofascismo (dalla fiamma a Forza Nuova) si lamenta della strategia lepenista di Salvini che vuole il blocco delle destre, anche “nazionali” come Casapound, intorno alla Lega, ma senza i moderatissimi alfaniani. Salvini contesta le posizioni del sindaco di Verona accusandolo di tenere il piede in due scarpe, tra la propria fondazione e la segreteria della Liga Veneta. Tosi ribatte accusando Salvini di “Milanocentrismo”. Salvini chiude alla richiesta in un nuovo consiglio federale e dichiara che chi è iscritto alla fondazione di Tosi è fuori dalla lega per “incompatibilità politica”. Tosi respinge l’ultimatum e si appella al comitato di garanzia.

In realtà, è tutto, come al solito, un discorso di posizioni di potere. Tosi ha un feudo proprio il Veneto. Ha già dovuto mandare giù la ricandidatura di “er pomata” Zaia a presidente di regione (aspirava ad andarci lui? probabile) e il “no” alla coalizione con l’NCD (non è così sicuro che la sua Liga vinca? probabile) ma sulle candidature no, non vuole cedere. Da Statuto le candidature locali in Veneto spetterebbero alla Liga Veneta (partito federato con la Lega Lombarda nella più vasta -?- Lega Nord). Salvini ha lamentato troppi temporeggiamenti ed ha agito in prima persona tramite il Consiglio Federale. Facendo di fatto fuori i tosiani. Salvini è il capo, lui detta la linea e la strategia, e ci tiene a sottolinearlo. Tosi è un pericoloso leader alternativo potenziale, che stia a Verona e non rompa, lui e gli alfaniani veneti.

Chiariamo: l’atteggiamento verso l’NCD (così come verso Casapound o FDI) non c’entra niente con una differenza eventuale di linea politica. D’altronde si fa fatica a trovare uno schema ideologico-politico nella Lega, figuriamoci nell’NCD. Semplicemente, Salvini a livello nazionale non li vuole perchè compromessi con Renzi (e il Matteo from Milan ne è lo specchio riflesso), quindi non può accettarli nemmeno a livello locale, ne verrebbe meno la sua immagine di “duro e puro”. Senza contare che i nuovi vecchi neofascisti di Salvini vanno pur piazzati da qualche parte nelle liste e nelle relative poltrone, e aggregare anche gli alfaniani non agevolerebbe il compito (teniamo conto del peso elettorale tendente allo 0 di questi gruppi).

In tutto questo, l’ipotesi bolla di sapone è forte: l’intera coalizione Salviniana, pure nella roccaforte veneta, è assai meno potente di quel che sembra, i falliti tentativi di “mobilitazione” non fanno che confermare la debolezza della spinta popolare che dovrebbe sorreggere il carroccio, mentre le ansie tosiane possono anche esser lette come una paura di non vincere persino in Veneto, evento che oltre a palesare che “Re Salvini è nudo” porterebbe anche a un probabile azzerramento del feudo di Tosi che è la Liga. Quindi, a conti fatti, la scissione non converrebbe a nessuno.

Già sono 4 gatti….

p.s. in Corea del Nord comunque hanno candidati più presentabili che in Veneto. Povero Nord-est….

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