Legapound

Poche chiacchiere. La manifestazione fascioleghista del 28 febbraio a Roma è stato un flop tremendo. Le stime attendibili variano tra i 15mila e i 20mila partecipanti, nonostante la Lega abbia sparato alto (centomila). La contromanifestazione, gonfiatasi via via mentre procedeva nel suo percorso, ha come minimo pareggiato i conti. Probabilmente ha raggiunto quota 30mila. Una beffa clamorosa, per le brigate neroverdi (no,non sono i tifosi del sassuolo, casomai ci trovavi qualche laziale a braccetto con qualche interista….) essersi fatti superare così da una manica di centri sociali. O, più realisticamente, per l’ennesima volta il bluff salviniano si è rilevato di fronte allo spettacolo impietoso di Piazza del Popolo riempita nemmeno per metà. La capacità di automobilitazione (o mobilitazione dal basso) della cittadinanza romana è superiore a qualsiasi organizzazione d’apparato fascioleghista. E non solo (ahimè, e non tanto) per la fede antifascista che può animare una città come Roma, medaglia d’oro al valor militare per la resistenza al nazifascismo, o per la naturale tendenza della capitale d’Italia a respingere un riciclato secessionista padano, come il sistema immunitario fa con i bacilli. Ma anche perchè, con i numeri (quelli veri) si può giocare fino ad un certo punto. E questi numeri dicono che l’operazione di riverniciatura nera del caroccio (catorcio?) leghista, pur efficientissima a livello mediatico, è nient’altro che una bolla di sapone. Elettoralmente il partito si nutre dell’astensionismo di massa, in quanto gonfia i numeri percentuali. Ma non è seriamente capace di attirarlo. Nè tantomeno è capace di insidiare il predominio nazionale PD. Tant’è che in Veneto, terra di recenti pagliacciate referendario-secessioniste, non sono così certi di vincere.
Ma allora perchè, nonostante tutto, Salvini gode di tale sovraesposizione mediatica che Grillo, ad esempio, non è mai riuscito a catalizzare in pieno, pur godendo di ben altre potenzialità?
Per la solita, classica, “funzionalità al sistema”. Salvini è lo spauracchio nero da agitare, e si presta all’operazione assai meglio del Movimento 5 stelle, e per vari motivi:

1- Salvini l’è negher veramente. Le aperture di Grillo a destra son sempre finite sotto il mirino dei militanti stessi e difese con notevole imbarazzo. Volevano esser un modo come un altro per pescare consenso battendo sul “nè destra nè sinistra”, ma hanno confermato soltanto la scarsa capacità politica del comico genovese. E’ dura conciliare la difesa a spada tratta della Costituzione con i dialoghi con Casapound. Salvini invece non ha di questi problemi, e usa il modello lepenista: noi siamo la destra, risolviamo problemi. Anche con il manganello.

2- Salvini è anti-Renzi, non anticasta. E per quanto “anticasta” voglia dire tutto o niente, l’idea di avere un manipolo di gente comune nella stanza dei bottoni ha scombussolato i conti in tasca a molti in parlamento, in primis al povero Bersani, che in un estremo (e ultimo) atto di coerenza politica li aveva persino presi sul serio cercando in loro una spalla in funzione antiberlusconiana. Tutto inutile, sappiamo com’è andata. Salvini ha di nuovo messo in soffitta i temi (anche populisti) sulla “vecchia politica”, come Renzi del resto. Perchè ora non sono più utili a nessuno dei due. E il lumbard può tornare a picchiare duro sugli immigrati e sull’UE, difesi (i primi per onor di firma, la seconda a costo della vita) dal PD. Ecco tornato il dualismo che si sostiene a vicenda, dato che a conti fatti, nessuno dei due schieramenti ha una linea politica credibile sulle due questioni.

3- Salvini non può vincere. Vedi sopra. Lo dicono i numeri.

4- Salvini non rompe il cazzo. Le sparate sul governo Renzi in fondo ne sono la conferma. Lui ora è impegnato a rinsaldare la sua leadership a destra, proprio come Renzi fa a sinistra. Entrambi di fatto si riconoscono a vicenda il titolo di competitor, e in maniera esclusiva. Berlusconi è cercato ma solo come alleato a rimorchio. Alfano è presenza fonte d’imbarazzo per entrambi. Grillo è da entrambi ignorato, salvo che per eventualmente grattargli qualche parlamentare. Il punto di equilibrio è prossimo per entrambi.

Ora, non volendo ridurre semplicemente Legapound a un puntello del governo, qui avevo già abbozzato qualche punto sulla distorsione più propria di questo fenomeno. Legapound è, lo ribadisco, un’operazione di riciclaggio di massa.
In fondo, la riabilitazione politica dei fascisti non l’ha inventata Salvini. E’ conseguenza di una Fiuggi voluta ma mai sentita veramente dalla “destra nazionale”. Ma la tinta nera della Lega non è eversiva, come poteva esser negli anni di piombo o come fu nel famigerato fascismo delle origini, che aveva un’ala dura e pura mirante a una conquista del potere violenta contro l’ordine costituito. Salvini punta sul fascismo latente dentro ognuno di noi, ma senza i voli pindarici nichilisti che dovrebbero ispirare persino Casapound, e che a conti fatti sono aria fritta, senza nè forza politica, nè elettorale, nè persino di piazza. Ci pensa lui, a cacciare gli immigrati, che ovviamente non saranno mai cacciati perchè impossibile, perchè senza senso, perchè altrimenti verrebbe a mancare l’elemento catalizzatore dell’odio che così bene salda la destra: il nemico straniero,poco cambia se venga da Tunisi o da Bruxelles. Legapound è un flop tenuto in piedi artificialmente, ma la gravità della sua esistenza non per questo è sottovalutabile. Sempre di fascismo parliamo, che ancora tolleriamo e ammantiamo di rispettabilità.

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