Il governo muscolare

Risse. Sedute fiume. Aventino. Sorci verdi. Fascisti. Così, in questo clima di civile dibattito e concordia nazionale per l’edificazione di una nuova democrazia, il sistema di equilibri costituzionali va in vacca. E lo fa già nelle modalità di approvazione del relativo ddl. Ora tralasciamo un attimo il merito della riforma (tra riportare in cosa consiste e spiegare cosa, a mio avviso, va e non va, finirei per scrivere un trattato di diritto) e guardiamo il modus operandi governativo nella scorsa settimana.

Una riforma costituzionale, per esser approvata, ha bisogno di un doppio passaggio dalle camere (finchè esistono….) a maggioranza assoluta, e con intervallo minimo di 3 mesi tra la prima e la seconda votazione. Se la seconda lettura passa a maggioranza di 2/3, non è possibile richiedere il referendum confermativo.

Il ddl Boschi era stato approvato al Senato ad agosto del 2014. Dopo 6 mesi di stallo improvvisamente il governo ha l’estrema urgenza di portarlo alla Camera dandosi come scadenza improrogabile i primi di marzo. Allora si fa approvare alla Camera lo svolgimento di una seduta fiume per stringere i tempi. Di fronte alla quale le opposizioni prima si saldano (a ragione) in un ostruzionismo ai limiti (culminato nella rissa tra SEL e PD della notte tra il 12 e 13 febbraio, vero capolavoro dei grillini), finendo poi per arrendersi in tarda notte e lasciando in seguito il PD da solo (e ai limiti del numero legale) a votare i vari punti del ddl. Che con ogni probabilità sarà approvato nei tempi annunciati. Anche perchè “l’Aventino” delle opposizioni è via via rientrato.

Perchè questo strappo? Una riforma costituzionale avrebbe bisogno di tutto meno che del contingentamento dei tempi. Perché inopportuno, ma sopratutto inutile per la presenza di vincoli ex art. 138. Al governo stesso importa poco, sennò accellerava sulla questione mesi fa. Il motivo va cercato nella solita e ormai nota prassi di gestione del potere renziana: quella curiosa sintesi tra democristianismo e Steve Jobs. Il velocismo statico di Renzi vuole che ogni tot tempo venga approvata una qualche “riforma”, in maniera rapida e meglio se schiacciando le opposizioni, che possono così fare la parte del nemico, del #gufo, di quello che rallenta il paese. E ora è il momento delle prove di forza: prima Mattarella, che alla fine va benone a tutti ma che è comunque il PD che lo ha messo lì in tempi super-rapidi (alla prima votazione che non richiedeva una maggioranza qualificata); la costituzione, della qualle alla fine non frega na mazza a nessuno e che comunque se per caso va in porto finirà per rinforzare un esecutivo che Renzi sembra aver prenotato per i prossimi 10 anni, sempre che all’improvviso non appaia sulla scena politica altro competitor un pò meno demente di Salvini e Grillo. Questo giusto per citare i più recenti esempi.
Chiaramente, queste “prove di forza” del governo vanno a intervenire su ambiti che non godono di copertura politica (compresa la costituzione, ahimè…*) da parte di nessuno , sono atti prettamente mediatici. Mai che Renzi s’inventi una maggioranza a geometria variabile per reintrodurre il falso in bilancio, o che faccia votare una seduta fiume per parlare di lotta all’evasione fiscale o di norme anticorruzione. Ma questi sarebbero interventi legislativi con una funzione, che andrebbero a colpire qualcuno, e provocherebbero anche degli scontenti, soprattutto tra gli “amici di”. Risultato non accettabile per quel Partito della Nazione che è il PD renziano. Ma vabbè.

Intanto, ancora una volta, Renzi passa per il grande innovatore senza aver fatto ancora, nel concreto, assolutamente una pippa. Poi un giorno forse qualcuno ci spiegherà chi o cosa rendeva improrogabile la riforma del senato.

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