[Articolo Postdatato] Caso Eternit: Non è (solo) la prescrizione

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Annullamento senza rinvio della condanna per Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti”. Questo ha deciso la prima sezione penale della Corte Suprema di Cassazione,accogliendo la richiesta del procuratore generale presso la stessa Francesco Iacovello.

La prima parte della “campagna” del pm di Torino Guariniello contro i vertici dell’azienda Eternit così sì è arenato sulla dirittura d’arrivo. Il reato di disastro ambientale,contestato ex.art 434 c.p.,per il quale il giudice di primo grado aveva condannato il magnate svizzero a 16 anni e quello di appello aveva rincarato la dose portandola a 18 (e a sganciare un lauto risarcimento economico),è stato dichiarato prescritto.

Subito il nostro premierissimo ultraveloce ha tuonato contro i tempi di prescrizione e la lentezza dei processi,promettendo una rapida modifica dell’art.157 c.p. (quello che appunto regola la prescrizione),ora presente nel codice con il formato stabilito da una delle tante leggi ad personam di cui Silvio disseminò il nostro sistema penale,la cosidetta “ex Cirielli”. Sarebbe curioso sapere con quali voti il fiorentino pensa di modificare questa legge,dato che gli accordi istituzionali che tengono numericamente in piedi il suo governo sono stati stretti con coloro che la Cirielli l’hanno proposta e votata (anche perchè tiene fuori di galera alcuni di loro e molti “amici di”). Ma questa è un’altra storia che magari approfondiremo in un’altra occasione.

Ora volevo fare un po’ di tecnicismo giurisprudenziale ed esporre perchè,secondo me: 1- dopo la sentenza si è parlato di cose che con i motivi della sentenza non c’entrano nulla (leggi: propaganda) 2- l’atteggiamento del pg Iacoviello (lo stesso dell’archiviazione per dell’Utri e altri pasticci post G8) e della Corte stessa non è una scelta “tra diritto e giustizia a favore della prima”,ma è una stroncatura di un possibile nuovo orientamento giurisprudenziale,senza nessuna particolare difesa del “diritto” 3- è ridicolo che ancora per i reati di tipo ambientale si debba ricorrere alle maglie larghissime dell’art.434 c.p. (altri disastri dolosi) e non esista una più puntuale legislazione ad hoc.

  1. La prescrizione. Nella forma attuale la schifo,e siamo tutti d’accordo. Le proposte di modifica son sempre quelle: blocchiamola al primo grado di giudizio,velocizziamo i processi con procedure più snelle,allunghiamone i tempi o togliamola per certi tipi di reato (quest’ultima opzione con il velocissimo Renzi però non è più di moda). Ma queste cose c’entrano poco sul perchè è scattata anche in questo caso. Secondo il 157 c.p.,in estrema sintesi,la prescrizione scatta dopo un periodo pari al massimo della pena. In questo caso,dopo 12 anni (la condanna era a 18 anni era data da un cumulo di imputazioni,a seconda dell’applicarsi del comma 1 o 2 del 434 c.p ai vari stabilimenti della Eternit). Di fatto,per la cassazione il reato era prescritto dal 1998. Quindi,i tempi tecnici dello svolgimento processuale non c’entrano nulla.
  2. L’orientamento giurisprudenziale. Se il reato era prescritto dal 1998,come si è fatto ad andare avanti nei processi fino al terzo grado di giudizio? Semplice. La cassazione ha considerato prescritto il reato basandosi sulla data di chiusura dello stabilimento,nel 1986. Chiuso lo stabilimento,terminava il disastro cagionato da una cattiva condotta dolosa. Ma i giudici inferiori avevano fatto un ragionamento ben diverso: l’incidenza dei tumori provocati dall’attività della fabbrica era tutt’altro che terminata,quindi altro che prescrizione,il disastro cagionato era tutt’ora in atto. Si era riscontrata l’esistenza di un nesso oggettivo tra malattie e amianto,nesso demolito in terzo grado sia perchè non ritenuto esistente,sia perchè non ritenuto pertinente (“si giudicava il disastro ambientale,i malati non c’entrano”). Di fatto,con questa interpretazione a mio avviso si rischia che qualsiasi azione di inquinamento ambientale compiuta prima del 2002 sia “sanata” dalla prescrizione.
  3. La legge. L’art. 434 c.p recita così: “Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni.
    La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene.” Come ho detto,per intrepretazione giurisprudenziale i reati di tipo ambientale solo ricondotti a questo articolo. Non occorre un genio per capire che,vista l’incidenza recente di questo tipo di reati e la sensibilità sociale riguardo ad essi,da una parte una fattispecie di reato così configurata è ampiamente insufficiente e dall’altra è troppo vaga per permettere un’azione certa ed efficace dal punto di vista punitivo. Non per nulla da anni si invoca un intervento sul tema,ma nemmeno il “Codice dell’Ambiente” del 2006 era valso ad introdurre il “disastro ambientale” come reato a sè stante. Si è ora all’opera per colmare questa lacuna,pur tra varie polemiche e inadeguatezze,ma il testo dopo aver passato il vaglio della Camera,ora è fermo in Senato.

Intanto,per il pm Guariniello inizia il secondo round: assodato che non c’è assoluzione ma prescrizione (sono due cose ben diverse),ora si procederà con il secondo filone dell’inchiesta,che vedrà Schmidheiny imputato per l’accusa di omicidio volontario continuato e pluriaggravato di 256 persone. Che le morti legate a condizioni dell’ambiente lavorativo deliberatamente trascurate possano esser considerate alla stregua di un omicidio è un concetto che le sentenze sulla ThyssenKrupp avevano apparentemente sdoganato. Ma anche allora,la Cassazione aveva imposto un parziale stop (anche se di diversa natura). Quindi,in bocca al lupo al procuratore torinese e,nella vicinanza che dovrebbe accomunarci tutti agli abitanti di Casale Monferrato e degli altri paesi colpiti da questo scempio,personalmente mi auguro che per i supremi giudici diritto e giustizia siano due cose che devono,sempre,coincidere.

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